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Invito alla (Fanta)Lettura... n.3/2012
Libri, romanzi e manuali su ST
"La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là d'ogni possibilità di realizzazione."(Italo Calvino)

Oggi ospitiamo Francesco Troccoli, autore del recentissimo romanzo Ferro Sette nonchè curatore del sito Fantascienza e dintorni ...











Francesco, anzitutto benvenuto a bordo dell'Enterprise!
Ecco, siediti un momento qui con noi al Bar di Prora per un meritato attimo di pausa tra un tour (stellare) e l'altro nella promozione della tua ultima fatica letteraria: il capitano Picard ha appena ordinato di dirigere l'astronave verso qualche nuovo, strano mondo e abbiamo tutto il tempo per "ciaccolare" con calma.

Come immagini poi, l'equipaggio è sempre curioso di conoscere i nostri ospiti, pertanto raccontaci chi è (veramente) Francesco Troccoli ...

Sono in origine un farmacista, ora un traduttore di area scientifica, più marginalmente uno speaker/doppiatore, che ama scrivere, genere soprattutto. Ho lasciato dietro le mie spalle una carriera da dirigente di marketing in una multinazionale farmaceutica statunitense nella convinzione che la vita debba essere spesa innanzitutto per seguire le proprie aspirazioni piuttosto che per soddisfare bisogni materiali altrui e far parte di un sistema, quello che nelle grandi organizzazioni aziendali internazionali trova la sua espressione più tipica, a dir poco discutibile. Da allora, la mia esistenza è molto più ricca, sebbene al prezzo di un ben più modesto tenore di vita.

In realtà un pirata della costellazione di Orione ci ha già spedito una copia di contrabbando di Ferro Sette, la tua ultima fatica, ma vorremmo approfittare della tua presenza per sentire qualche dettaglio inedito sulla genesi del romanzo...

Ferro Sette nasce da un racconto, scritto nel 2008 (e che ha vinto nel 2011 il Premio Giulio Verne), intitolato "Il cacciatore". Si trattava di una storia suddivisa in tre capitoli, quindi già piuttosto articolata, al termine della quale mi resi subito conto che avevo aperto una finestra su un mondo che meritava di essere raccontato più in dettaglio, e su una vicenda umana che poteva essere anch'essa sviluppata e approfondita. Così, un bel giorno della primavera del 2009, mi sedetti, accesi il computer, e nacquero quelli che più o meno sono oggi i capitoli quattro, cinque, sei e sette. All'inizio del capitolo otto mi resi conto che stavo scrivendo un romanzo. Senza mai averlo realmente progettato. 

Un'altra nostre vecchia conoscenza, Lanfranco Fabriani, Premio Urania 2001 e 2004, parlando di Ferro Sette ha detto: "Un giorno l'umanità potrebbe dover fare i conti con una realtà simile a quella narrata in Ferro Sette. Sarà quello, il momento per riscoprire il Tobruk Ramarren che c'è in ciascuno di noi."; Francesco, quanta parte di Tobruk Ramarren, appartiene alla tua personalità?

Difficile rispondere. Proprio come Tobruk, il protagonista, che prende coscienza della sua natura più inattesa e segreta lasciandosi andare agli eventi che lo travolgono in modo sempre più impetuoso, anch'io, nel mio piccolo, scopro spesso cose di me di cui non avevo il minimo sospetto, e solo nel momento in cui mi capita di viverle. Ma a parte questo, considerato che Tobruk Ramarren è un ex-assassino, cinico e disilluso, un personaggio che definire "discutibile" è un eufemismo, penso che le analogie siano poche. Quel che di me, e forse di chiunque, si può ritrovare in Tobruk (e immagino sia questo il senso della frase dell'amico Lanfranco), è l'esigenza di cambiamento, di trasformazione, e in ultima analisi, di ribellione. Sono convinto che la possediamo tutti, nel profondo. Ma non tutti abbiamo voglia di cercarla. Se me lo permetti, colgo l'occasione per ringraziare anche qui Lanfranco Fabriani per il suo entusiastico sostegno a Ferro Sette.

Nel romanzo, c'è parso di trovare tante minime citazioni, da Dune a John Carte di Marte a Guerre Stellari: è una chiave di lettura arbitraria o hai voluto dedicare alla fantascienza classica (e alla space opera nel dettaglio) una dichiarazione d'amore?

Devo averlo fatto in maniera fisiologica, ovvero scrivendo, e per lo più senza accorgermene. La lettura della fantascienza più "alta" e quindi, come dici giustamente tu, "classica", ha di certo influenzato stile e contenuti. Space opera inclusa, in effetti. I miei riferimenti in tal senso sono Ursula K Le Guin, Robert Heinlein, e molti altri. Ho cercato di rivisitare in chiave moderna la loro capacità di raccontare una storia di fantascienza profondamente incentrata sull'essere umano. Un po' come... suonare Beethoven con la chitarra elettrica, se me lo consenti. Devo dire inoltre che sono onorato (per non dire spaventato) dagli arditi accostamenti che su Ferro Sette si stanno facendo rispetto ai mostri sacri dell'età d'oro del genere.

"Dormire è un atto di semplice sopravvivenza, produrre è lo scopo della vita umana. Per reggere la spietata concorrenza, bisogna che tutti facciano la loro parte, fino in fondo.": siamo d'accordo, ma c'è una cosa che ci lascia perplessi, in questa società futura che descrivi la produttività è diventata il motore prevalente della razza umana. Se la metafora del minatore Stakanov è evidente - e assolutamente attuale in un momento dove il lavoro (da attività qualificante e realizzante dell'individuo) sta assumendo connotati sempre più disumani - tuttavia non hai voluto sviluppare un tema affascinante come quello relativo all'impatto psico-sociologico che deriva dalla trasformazione psico-biologica che hai immaginato (e che non possiamo anticipare) sull'individuo e sulla società: è un preludio ad un seguito ambientato nello stesso universo o un tema che reputi "troppo pericoloso" per una semplice storia di fantascienza?

Be', prima di tutto un romanzo non è un saggio. L'approfondimento dei temi su cui si basa la narrazione deve risiedere a mio parere nella narrazione stessa. E' quel che ho cercato di fare, e a dire il vero un tema come quello che citi, l'impatto di questa "trasformazione" (che non possiamo appunto anticipare fra queste righe) può per sua stessa natura essere sviluppato in molti modi diversi. Ho volutamente evitato le grandi riflessioni teoriche, e non perché lo reputi pericoloso, ma perché come lettore mi annoiano, e ho puntato sui rapporti fra il protagonista e i vari personaggi e le loro storie, le loro debolezze, la loro umanità, perché sia il lettore a trarre il mio pensiero sul tema, arricchendolo però con le proprie emozioni e con le proprie riflessioni. In questo senso a me pare che lo sviluppo del tema ci sia. L'universo di Ferro Sette è pensato per riflettere su dove potremmo arrivare dopodomani se oggi continuiamo su questa strada ingannevole e falsa, quella che vede la produzione come fondamento unico ed esclusivo dell'identità umana, e ho cercato di farlo tendendo la mano al lettore e sussurrandogli: "vieni, ho voglia di farti vedere una cosa." La mia speranza è che siano in molte e in molti ad accettare la mia mano. Ad ogni modo, benché questo sia un romanzo completamente auto-conclusivo, l'idea con Curcio è arrivare a pubblicare una trilogia completa, e chissà, magari ci sarà spazio per approfondire alcuni aspetti.

Il lato dell'eroe protagonista, Tobruk Ramarren (ma dove nasce questo nome?), che più ci piace è quello dell'individuo che persegue un cammino di ricerca delle sue origini per comprendere il proprio destino ( e pensa che un discorso simile l'avevamo sentito da una guida alpina durante un corso di sopravvivenza in montagna: "Per tracciare un cammino devi avere due riferimenti, dove vuoi andare e da dove sei partito"): ritieni che le persone della nostra società abbiano perso di vista origine e destinazione e che per questo non sanno più dove si trovano?

Mi piace questo tuo paragone. Non so, forse è come dici tu; quel che so, per restare nella tua bella metafora, è che durante il cammino, in montagna, sei obbligato a fermarti, stabilire dove sei arrivato e se la direzione è quella giusta. Tobruk, a un certo punto, è costretto a fare esattamente questo. Il suo nome? Ramarren è il protagonista de "Il pianeta dell'esilio" di Ursula Le Guin, alla quale non risparmio rimandi, citazioni e omaggi. Idealmente, il mio Tobruk è suo padre. Il nome della città libica invece mi ha sempre affascinato sin da bambino, e mi sembrava che per un personaggio come il mio potesse essere un nome tanto evocativo quanto adatto.

Bene, è stato un piacere sorseggiare quest'ottima birra romulana insieme, ma dall'interfono hanno appena annunciato che siamo prossimi al pianeta dove devi sbarcare: vuoi salutare l'equipaggio dell'Enterprise?

Saluto l'equipaggio suggerendo al Comandante di fare rotta stellare verso il Sistema di Harris, orbitante intorno ai tre soli Oslo, Aleph e Garan, che non faticheranno a individuare. Sul Quarto Mondo del sistema potranno conoscere le difficili condizioni di vita degli Harrisiani, e la loro ancora più ardua convivenza con gli acerrimi nemici di un tempo, gli Hassadiani di Eterea. Sono convinto che l'Enterprise e il suo equipaggio potrebbero essere di grande aiuto laggiù. Tobruk Ramarren li attende.


Francesco/Tobruk vi auguriamo com'è di rito: Lunga vita e prosperità


Ferro Sette
di Francesco Troccoli
320 pagine
15,90 €

Postato Monday 21 May 2012 da kalt
 
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